Opuscolo di AICS Beirut per la campagna annuale contro le violenze di Genere

 

                            Dal 25 novembre al 16 dicembre 2023, AICS Beirut ha aderito alla campagna annuale intitolata intitolata “16 giorni contro le violenze” indetta dalla sede centrale in occasione della celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza basata sul genere, donando la parole sia ai beneficiari dei nostri interventi e che agli attori che quotidianamente supportano AICS nella realizzazione delle iniziative di cooperazione allo sviluppo per le DONNE in Libano e in Siria. Alla fine della campagna la sede AICS di Beirut ha realizzato un opuscolo per difofndere le storie e testimonianze emerse di Donne vittime delle violenze e finite in prigione. Sono queste PAROLE  una occasione di riflessione e vi invitiamo a digerirle, a diffonderle, a condividerle, a dibatterne, perché sono solo 16 ma rappresentano molte più storie e molte più persone.

Opuscolo di AICS Beirut per la campagna annuale contro le violenze di Genere

 

      © Aics Beirut

Campagna16 #giorno2: Violenza sulle Donne: la storia di Fatima, vittima in famiglia

                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Immagine d’illustrazione – AJEM 

 

Fatima (Nome di fantasia) ha appena compiuto 41 anni. È vedova e madre di una bambina che oggi ha undici anni.  Entrambe, – madre e figlia- ricorderanno sempre i momenti difficili. Unica femmina in una famiglia di maschi, Fatima era al loro servizio. “La mia famiglia assecondava i soprusi che subivo dai miei fratelli e voleva che esaudissi i loro desideri”, racconta durante il nostro colloquio. Veniva spesso presa a botte dai fratelli quando non riusciva a fare ciò che le chiedevano. La madre non l’ha mai difesa perché i maschi erano considerati il supporto economico della famiglia. In mezzo a queste scene di violenza oltraggiosa, c’era sempre una spettatrice a cui questo spettacolo avrebbe dovuto essere evitato, sua figlia, che oggi ha undici anni: “mia figlia assisteva impotente a queste scene di violenza ed ingenuamente tentava di intromettersi tra me e i miei fratelli.” È così che la violenza affonda le sue radici all’interno della famiglia, che dovrebbe proteggere tutti i suoi figli, dove il patriarcato ha creato le basi per la violenza contro le DONNE. Indifesa ed insicura, Fatima si è allontanata dalla famiglia: “sono venuta qui” (nel Centro di recupero di Rabieh ndr) testimonia e, “grazie all’assistenza legale e psicosociale del Centro”, le cui attività sono sostenute anche dalla Cooperazione Italiana “oggi vivo in un foyer con mia figlia. Ho anche trovato un lavoro”. In questo Centro ha trovato il coraggio di esprimersi e punta ad avere ancora più autonomia e indipendenza.

 

Campagna#16 – #giorno3 : La PAROLA è la medicina a cura della violenza

Il punto di vista di Denise Abou Nassar, direttrice dell’Ajem Center di Beirut

       

PAROLE: raccontarsi può salvare la vita di una donna vittima di violenza, anche quando tutti pensano che sia già in salvo. Secondo Denise Abou Nassar, operatrice del settore sociale e responsabile dell’Ajem Center di Beirut, “la parola è il primo passo verso la guarigione dalla violenza subita”, ci racconta durante il nostro incontro. Il Centro, che include anche uno rifugio protetto, è l’unico luogo di accoglienza di ex detenuti in Libano , per aiutarli a reintegrarsi nella società. Prima azione del Centro è “creare le condizioni di fiducia affinché il soggetto abbia il coraggio di esprimersi.”, Afferma Denise che da anni lavora con ex detenuti, drogati, rifugiati e senza tetto. 200 persone dipendenti dalla droga vengono curate da AJEM, grazie anche ad un finanziamento della Cooperazione Italiana. Il Centro aiuta gli ex detenuti a ricostruire il rapporto con le famiglie, principalmente le mogli e i figli dopo la carcerazione e la riabilitazione nello shelter. “Quando si e’ in carcere, c’è sempre lo stigma e la relazione con la famiglia diventa problematica. A volte una reintegrazione non riuscita può portare a gravi violenze” commenta Denise che ci dice “Quando abbiamo aperto il nostro shelter ai persone vittime della droga, c’erano solo uomini e ci siamo chiesti perché?” racconta. “Poi abbiamo iniziato a realizzare delle campagne per far conoscere il nostro programma anche alle donne che vengono spesso obbligate dai compagni ad assumere la droga, loro malgrado. Per non aver paura e farsi curare perché è un loro diritto”. Anche perché “noi crediamo che tutte le vicende di droga in questo Paese abbiano un legame con la violenza.” E ancora una volta sono le donne ad essere più esposte: “Quando la persona che assume la droga è una donna, viene vista con maggiore stigma di un uomo e viene rigettata dall’intera società. È peggio.”

 

                                                                                                  Foto: In primo piano, Denise Abou Nassar con lo staff del centro durante la visita della Titolare di AICS Beirut,

                                                                                                                      Alessandra Piermattei (in fondo)- Copyright: Aics Beirut