Message from the Ambassador of Italy in Lebanon, H.E. Nicoletta Bombardiere, on the occasion of the 74th anniversary of the proclamation of the Italian Republic.
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Giornata Internazionale dell’Educazione
Aisha mentre disegna è serena, sta con i suoi coetanei e si sente protetta dai suoi insegnanti. Non gli interessa sapere se quella lezione è solo per rifugiati siriani o se il suo curriculum scolastico sarà riconosciuto. La sola cosa che gli interessa e che sta andando a scuola, dove impara e gioca e dove, almeno per alcune ore al giorno, le sembra di non vivere in un accampamento.
Anche se non lo sa Aisha, arrivata nel nord del Libano quattro anni fa, ha una piccola fortuna rispetto ai 262 milioni di bambini e ragazzi che non frequentano la scuola, ai 617 milioni di bambini e adolescenti che non sanno leggere e fare compiti di matematica di base e ai circa quattro milioni di bambini e giovani rifugiati che non vanno a scuola (dati UNESCO). Senza un’istruzione equa e di qualità nessun Paese potrà mai raggiungere l’uguaglianza di genere e riuscirà rompere il ciclo di povertà che sta lasciando indietro milioni di bambini, giovani e adulti.
Garantire il diritto allo studio di tutti i bambini è uno degli obiettivi principali della Cooperazione Italiana nei Paesi dove opera.
Un obiettivo che nel Libano, un paese travolto da una devastante crisi economica e che da dieci anni accoglie nel suo piccolo territorio il maggior numero di rifugiati pro capite al mondo, e in Siria, ormai da dodici anni devastata dalla guerra civile, è una vera sfida.
Nel Paese dei Cedri il sistema scolastico pubblico ha dovuto affrontare negli ultimi anni il raddoppio degli studenti, a causa dell’arrivo di circa mezzo milione di scolari siriani in fuga dalla guerra. Ad aggravare ulteriormente la situazione, già precaria, si è aggiunta la crisi economica che ha portato molte famiglie a rinunciare alla scuola privata e ad iscrivere i figli in quella pubblica.
Dal 2015 al 2021 la Cooperazione Italiana ha sostenuto il programma RACE (Reaching all Children with Education), adottato dal Ministero dell’Educazione libanese. Il programma, grazie al contributo internazionale, ha permesso di migliorare l’accesso ai servizi educativi di qualità per tutti i bambini e giovani in età scolare presenti in Libano.
Questo ha, però, accentuato problemi strutturali preesistenti alla crisi: l’insufficienza di edifici adeguati ad ospitare un numero maggiore di alunni, il deterioramento dello stato delle infrastrutture scolastiche, spesso già caratterizzate da problemi di sicurezza, l’inaccessibilità per gli studenti con disabilità e la carenza di adeguate strutture igienico-sanitarie. Per rispondere a questa emergenza nell’emergenza la Cooperazione Italiana ha finanziato lavori di riabilitazione e manutenzione straordinaria in più di 130 scuole pubbliche di tutte le regioni del Libano, nell’ambito di programmi di cooperazione realizzati da UNICEF e dalle organizzazioni della società civileitaliana e libanese.
Tale impegno, a fianco del Ministero Libanese, è stato confermato dalla nostra Cooperazione anche per questo biennio nella consapevolezza dell’impatto negativo che un sistema educativo carente potrebbe avere sul futuro del Paese e per assicurare un equo accesso all’istruzione a tutti i bambini e le bambine.
L’intervento del nostro Paese nel settore non si limita alla riabilitazione degli edifici, ma i programmi finanziati in passato e quelli in corso mirano a sostenere i bambini più vulnerabili anche attraverso la distribuzione di pasti scolastici e di materiali educativi, e l’implementazione di attività di istruzione non formale.
Per quanto riguarda la Siria, il sistema educativo è stato messo a dura prova dalla lunga guerra. UNICEF stima che più di 7.000 scuole sono state danneggiate o distrutte, limitando la possibilità degli studenti di accedere a servizi educativi di qualità. Circa due milioni di bambini sono al di fuori del sistema scolastico, mentre altri 1.6 milioni di bambini rischiano di dover abbandonare la scuola. La situazione nelle scuole ancora funzionanti vede un sistema che non favorisce l’apprendimento, a causa di aule sovraffollate, strutture fatiscenti, carenza di personale scolastico (soprattutto nelle aree rurali), mancanza di illuminazione e riscaldamento, inadeguatezza delle strutture sanitarie
Sin dall’inizio della crisi, la Cooperazione Italiana ha posto grande attenzione al settore educativo, attraverso la promozione di programmi implementati sia dalle Agenzie dell’ONU, in particolare UNICEF, sia da parte delle organizzazioni della società civile attive nel Paese. Tra le principali attività le light rehabilitation degli istituti scolastici parzialmente danneggiati dalla guerra, prevedendo anche lavori per l’abbattimento delle barriere architettoniche a favore di una partecipazione attiva e continuativa dei bambini con disabilità, formazione degli insegnanti e direttori scolastici su tematiche relative alla protezione dell’infanzia, educazione inclusiva e di qualità, fornitura di materiale scolastico. Per rispondere alla pandemia di COVID e alla recente epidemia di colera, annunciata ufficialmente lo scorso settembre, sono state inserite anche attività di prevenzione dal contagio (sensibilizzazione sulle pratiche igieniche da rispettare e distribuzione di materiale igienico-sanitario).
Inoltre, tenuto conto della presenza di ordigni inesplosi, che nel 2022 hanno colpito 2.874 persone (1325 decedute e 1.549 ferite), di cui il 9% erano bambini (dati United Nations Mine Action), sono state realizzate attività di mine risk education.
Il supporto all’istruzione e alla protezione è stato assicurato anche nel campo di Al Hol, nel nord del Paese, dove vivono centinaia di bambini non accompagnati. Attraverso UNICEF sono stati sostenuti tre centri nel campo, spazi in cui i bambini possono partecipare ad attività di supporto psicosociale e di educazione non formale.
Infine, vista la forte presenza di rifugiati palestinesi, la Cooperazione Italiana è intervenuta a loro supporto assicurando l’accesso ad una istruzione di qualità. A novembre 2021 sono iniziati i lavori di riabilitazione della scuola Falouja/Mansoura che si trova all’interno del campo di Yarmouk, uno dei 12 campi palestinesi del Paese. Grazie a questi lavori, i bambini palestinesi potranno beneficiare di un migliorato accesso all’istruzione, senza dover spostarsi verso altri luoghi per poter frequentare la scuola.
Il tema educazione resta centrale nel quadro della programmazione degli interventi finanziati dalla Cooperazione Italiana per Siria e Libano: un’educazione di qualità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, e un’educazione inclusiva che non escluda davvero nessuno. Per questo motivo oggi, 24 gennaio, giornata mondiale dell’educazione, è un giorno di festa anche per la sede AICS di Beirut e vogliamo festeggiare rinnovando il nostro impegno a fianco dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti dei nostri Paesi di competenza.
#Campagna16 #giorni11: “Una Campagna come nostro contributo”
Oggi la tetsimonianza di Rita Petrilli, Esperta di Diritti Umani e focal point per la campagna per la sede di AICS Beirut: “Contro la violenza ognuno di noi può dare il suo contributo”.

La Campagna di racconti e di testimonianze che stiamo per concludere non può lasciare nessuno indifferente, a maggior ragione chi come noi segue da vicino lo svolgimento delle iniziative frutto dell’intervento italiano a sostegno delle carceri libanesi. Come professionista e donna rimane dentro di me la FORTISSIMA EMOZIONE, emersa durante il momento della raccolta di queste STORIE così TOCCANTI, da far piangere alcuni colleghi presenti al mio fianco. Da una parte, perché le storie andavano raccolte in ambiti straordinari quali le prigioni. Ma anche perché le persone da raccontare non sono solo detenute e, pertanto, persone vulnerabili, ma sono ESSERI UMANI e, in particolare, DONNE.
La domanda sul perché andare in prigione a raccogliere storie di violenza sulle donne trova una riposta nei motivi stessi che hanno portato la Cooperazione italiana a sostenere il Governo libanese, colpito da una grave crisi economica e sociale, per migliorare la situazione penitenziaria e giudiziaria. In un paese dove la maggior parte della popolazione carceraria si trova in custodia cautelare, i detenuti hanno bisogno di assistenza legale e psicosociale. Sfida che AICS Beirut ha deciso di cogliere promuovendo iniziative a sostegno dei detenuti, in collaborazione con le OSC ARCS, Ajem e Movement Social.
Ho potuto vedere come il nostro sostegno fosse in grado di accendere SPERANZA a queste donne che sono in prigione pur essendo delle VITTIME. Molte di loro sono finite in carcere a causa dell’ambiente familiare violento in cui hanno vissuto, per una reazione estrema a ennesime violenze subite, senza che la società intervenisse per aiutarle. Hanno dovuto proteggersi da sole e hanno visto come unica via d’uscita e ULTIMO GESTO DISPERATO il CRIMINE.
Mi ha molto colpito una donna detenuta, che ha già scontato 24 anni di prigione, quando mi ha detto “l’HO UCCISA” con le lacrime agli occhi, riferendosi alla sua datrice di lavoro. Aveva solo 19 anni, era il suo primo lavoro come collaboratrice domestica e per difendersi dalle continue percosse ha compiuto questo gesto e ha passato il resto della sua vita in prigione.
Dal carcere si RIPARTE, le testimonianze delle detenute e degli operatori ci dimostrano che è possibile, che le attività intraprese con i progetti di cooperazione di AICS Beirut insieme alle OSC hanno un impatto positivo e sono fondamentali per avviare un processo di recupero.
L’assistenza legale, ci riferiscono gli avvocati di AJEM e Mouvement Social, è la prima cosa che chiedono i detenuti appena arrivano in prigione. Grazie a questa attività molte donne detenute, in attesa di giudizio da anni, hanno ottenuto una sentenza e sono uscite di prigione. Quando ho letto i rapporti sull’assistenza legale fornita con il nostro progetto, e ho appreso che alcune detenute sono state scarcerate, anche se è una goccia nel mare, questa goccia può ricominciare a vivere, e questa è la GRANDE GRATIFICAZIONE del mio lavoro in Cooperazione.
Il supporto psico sociale e la formazione le hanno aiutate a riprendere confidenza in sé stesse, a perdonare e non odiare coloro che le hanno maltrattate, a cercare di ristabilire un diverso rapporto all’interno della famiglia e a ottenere gli skills necessari per affermare la propria INDIPENDENZA nella vita futura fuori dalle mura carcerarie. È stata una soddisfazione sentire queste parole: – “Sono entrata in carcere che ero persa, spezzata, sola, adesso ho riacquistato fiducia in me stessa quando esco voglio lavorare ed essere autonoma”.
Le testimonianze che abbiamo ascoltato devono far aprire gli occhi a tutti: alle altre vittime di violenza per reagire, denunciare e cercare supporto e alla società perché va cambiata la mentalità che tollera la violenza. Mi ha fatto riflettere che le stesse madri non si oppongano alle violenze sulle proprie figlie e a volte le mettano in atto loro stesse perché sono anch’esse vittime di una mentalità malata.
Ognuno di noi può e deve contribuire a combattere la violenza per tutelare ed affermare i diritti delle vittime che non devono restare SOLE.

Mostra Fotografica Digitale “ART. 3 Un Percorso Incompiuto” dal 2 giugno organizzata da AICS San Salvador
Il 2 giugno nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Repubblica Italiana, l’AICS di San Salvador, ha deciso di allestire la mostra fotografica immersiva: “ART. 3 Un Percorso Incompiuto”, dedicata all’articolo 3 della Costituzione Italiana. La mostra, interamente digitale, sarà aperta e visitabile on line dal 2 giugno 2020 per due mesi.
Minshoufik Lebnan
Dopo quattro anni e mezzo vissuti con adrenalina fino all`ultimo giorno, si chiude questa mia esperienza di lavoro e vita in Libano. Sono stati per me anni pieni, fatti di sfide, di impegno, di incontri, di fatica e di scoperta. Ho condiviso e compreso di questo Libano e della sua gente le difficoltà e la durezza di certi momenti indelebili, ho visto un paese piegato ma mai vinto dai colpi della crisi, della pandemia e delle tremende esplosioni al porto. L`araba fenice che rinasce e combatte ancora. Sono orgogliosa di aver preso parte a questa storia, a questo viaggio che non finisce perche` una parte di me resta lungo le strade caotiche e buie di Beirut; tra i colori e i profumi dei souk di Saida, Tripoli, Tiro; nella polvere dei siti di Byblos, Baalbek, Anjar; sui sentieri della valle di Kadisha, della riserva dello Shouf; nei campi tra le tende dei rifugiati palestinesi e degli sfollati siriani; nei luoghi dei tanti progetti che siamo riusciti a concludere e ad avviare. Ma questa e` solo una parte di quello che potrei portare via, e allora mi lascio qui “Liana hon”, nei piccoli e grandi ricordi di chi ho incontrato e di chi non vorrei perdere, solo l’elenco delle persone che vorrei ringraziare sarebbe troppo lungo. Shukran ktir Lebanon, resti una parte di me che non e` solo esperienza lavorativa, e` bagaglio e crescita e alla prossima partenza qualunque sarà la meta il passo e` segnato da questa terra che prima di amarti ti sfida.
Se come ha scritto Khalil Gibran “Il ricordo è un modo d’incontrarsi”, ci incontreremo e rincontreremo infinite volte.
Minshoufik Lebnan
Liana de Rosa
After four and a half years lived with adrenaline until the last day, my experience of work and of life in Lebanon comes to an end. For me, they have been full years of challenges, commitment, meetings, effort and discovery.
I shared and understood the difficulties and hardness of certain unforgettable moments of this Lebanon and its people, I saw a country leaning but never defeated by the crisis, the pandemic and the terrible explosions at Beirut port. The Lebanese Phoenix that is reborn and fights again. I am proud to be part of this story, part of this journey that never ends because a part of me remains along the chaotic and dark streets of Beirut; among the colors and scents of the souks of Saida, Tripoli and Tyre; in the dust of the sites of Byblos, Baalbek and Anjar; on the paths of the Kadisha valley of the Chouf reserve; in the camps between the tents of Palestinian refugees and displaced Syrians and in the places of the many projects that we managed to conclude and start. But this is only a part of what I could take away with me, and so I leave here “Liana Hon”, in the small and large memories of who I met and who I would not like to lose, only the list of people I would like to thank would be too long.
“Shoukran ktir” Lebanon, here remains a part of me that is not just work experience, it is a learning baggage, a growth, and on the next departure, whatever the destination will be, it will be market by this land that challenges you before loving you. Since Khalil Gibran wrote, “Remembrance is a form of meeting”, we will meet and meet again endless times.
“Minshoufik Lebnan”
Liana de Rosa
Campagna #16 #giorno12 Lamis: tra matrimonio precoce e violenza
Lamis, 30 anni, di nazionalità siriana, è detenuta in una prigione femminile in Libano.
Orfana di genitori, che non ha mai conosciuto, è cresciuta con la nonna paterna. All’età di 13 anni, il fratello l’ha costretta, PICCHIANDOLA, a un MATRIMONIO PRECOCE. Nel 2011, allo scoppio della guerra, è venuta in Libano con il marito.
Con 7 figli viveva con la famiglia del marito, tossicodipendente che non aveva occupazione e la costringeva a lavorare come domestica, per mantenere la famiglia.
Dopo 14 anni di matrimonio ha lasciato marito e figli per tornare dal fratello che l’ha picchiata e messa per strada. Quando poi, ha iniziato a lavorare in una fabbrica ed ha provato ricostruirsi una vita, e’ stata accusatata ingiustamente dal suo datore di lavoro di furto e tentato omicidio e quindi arrestata e si trova in prigione da 6 mesi.
Grazie al progetto di AICS Beirut, un avvocato si sta occupando del suo caso ed che la sta seguendo, è fiduciosa che sarà assolta perché INNOCENTE.
È una donna, sola, vittima di violenza che grazie all’aiuto di uno dei nostri progetti di cooperazione avra’ speranza di una vita migliore.

AICS Beirut finanzia UNICEF e UNRWA
Nuovi finanziamenti dall’Italia proposti da AICS Beirut e approvati dal Comitato Congiunto per le iniziative realizzate da UNICEF, Euro 2.000.000 per la riabilitazione di scuole pubbliche, e UNRWA, Euro 1.000.000 assistenza cash e sanitaria ai rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria.
Due mesi fa il terremoto in Siria, l’impegno italiano
Esattamente due mesi fa, la notte del 6 febbraio, un devastante terremoto colpiva la regione di confine tra Siria e Turchia. Secondo le Nazioni Unite, il sisma ha causato in Siria oltre 5.900 morti e 11.200 feriti. Almeno 2.260 edifici sono stati completamente distrutti e più di 32.000 sono stati gravemente danneggiati. Un colpo durissimo per la popolazione, già stremata da più di dodici anni di ostilità, che hanno danneggiato o distrutto infrastrutture civili e abitazioni e reso la Siria il Paese con il più alto numero di sfollati al mondo.
La Cooperazione Italiana, che ha continuato nel corso di questi anni ad essere attiva nel Paese finanziando iniziative di emergenza e di resilienza in tutta la Siria, ha prontamente risposto alla nuova emergenza umanitaria, al fine di assicurare gli aiuti alla popolazione colpita dal terremoto.
Nei giorni immediatamente successivi al sisma, l’Italia ha inviato a Damasco tende e attrezzature per i centri di accoglienza e campi per sfollati forniti dalla Protezione Civile italiana, nonché materiali e attrezzature mediche donate dal Gruppo San Donato. La Cooperazione Italiana ha inoltre erogato nel mese di febbraio 2023 un contributo finanziario di euro 750.000 alla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e un contributo di un milione di Euro alla SARC, la Mezzaluna Rossa Siriana, per la distribuzione di alimenti e kit per l’igiene personale nei Governatorati di Hama, Idleb, Aleppo e Latakia.
A dieci giorni dal terremoto, la sede AICS di Beirut, competente anche per la Siria, ha pubblicato un bando di “primissima emergenza”, del valore di quasi tre milioni di euro, per finanziare le iniziative di aiuto delle OSC italiane attive nel Paese. Una procedura che ha consentito la rapida erogazione dei finanziamenti: a solo un mese dal terremoto sono stati avviati i progetti finanziati a AIBI, AVSI, COOPI, INTERSOS, TDH-Italia e We Word-GVC, per interventi della durata di quattro mesi nelle città di Aleppo e Latakia, nonché in cittadine e comunità rurali nei Governatorati di Hama e Idlib. Le attività di questi progetti sono realizzate in sinergia con quelle già avviate dalle OSC sia grazie a fondi raccolti da donatori privati sia grazie alla rimodulazione di progetti finanziati prima del terremoto, anche dalla Cooperazione Italiana. Gli interventi finanziati variano dalla distribuzione di pasti nei centri di accoglienza per sfollati all’assistenza in cash alle famiglie particolarmente vulnerabili, dalla fornitura di kit per l’igiene personale ai corsi di recupero scolastico, fino a piccoli lavori di riabilitazione per le scuole e le infrastrutture idriche danneggiate dal terremoto. Tutto questo è accompagnato da interventi di sostegno psicologico, specialmente a beneficio dei bambini.
Nell’ambito della Conferenza internazionale a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Turchia e Siria, organizzata lo scorso 20 marzo a Bruxelles dalla Commissione Europea e dalla presidenza svedese del Consiglio dell’UE, l’Italia ha annunciato il finanziamento di interventi in risposta al terremoto in Siria per un valore di 13 milioni di euro.
Nel frattempo, la Cooperazione Italiana sta lavorando per avviare nuove iniziative finalizzate sia alla risposta ai bisogni umanitari immediati, sia a un migliore accesso della popolazione ai servizi di base e ad opportunità generatrici di reddito in tutta la Siria, anche nelle regioni non direttamente colpite dal terremoto.
Campagna #16 Giorno #13, Gerosa: “Maggiormente discriminate in quanto Donne”
Giulia Gerosa, cooperante italiana è la coordonatrice del progetto “DROIT” presso ARCS in Libano
L’ONG italiana ARCS è l’ente esecutore dei Progetti DROIT 1 e 2 finanziati da AICS. Come coordinatrice del progetto è presente in Libano una giovane italiana, Giulia Gerosa: “grazie a questo progetto, con AICS e le due OSC locali (Ajem e Mouvement Social) siamo entrati all’interno della problematica di riforme normative e assistenza legale ai detenuti, in particolare delle detenute donne nelle prigioni femminili del Libano”.
Giulia ci ha riferito che: “È stato molto importante per tutti noi operatori sociali che lavoriamo all’interno delle prigioni di TOCCARE CON MANO L’INGIUSTIZIA che colpisce i detenuti in quanto privati della libertà”.
Poi, sottolinea con enfasi che “questo fatto è maggiormente vero per le donne che subiscono uno sbilanciamento di potere a causa di una società fortemente patriarcale a cui appartengono. Spesso subiscono abusi e la loro condizione influenza il destino a cui vanno incontro”.
La coordinatrice di progetto per ARCS sostiene che le attività svolte nell’ambito del progetto della Cooperazione italiana siano state importantissime per garantire alle detenute dei diritti di base quali l’accesso all’assistenza legale che altrimenti non avrebbero avuto e, in alcuni casi, la finalizzazione del procedimento giudiziario ottenendo l’assoluzione
“Il messaggio che vorrei portare è che bisogna avere una maggiore attenzione ai gruppi vulnerabili e che, all’interno di detti gruppi, e’ necessario capire quali sono le dinamiche di potere e quali possono essere le persone che maggiormente vengono discriminate, in questo caso le DONNE”.

Gara per la geolocalizzazione dei Centri del MoSA
Nel quadro del Programma nazionale per lo sviluppo economico sociale locale, finanziato dall’AICS, il Ministero degli affari sociali ha pubblicato la gara per realizzare la geolocalizzazione dei centri di sviluppo sociale.





